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Le parole sul vivere e sul morire


Avete mai visto il film " Patch Adams " ? c'è un brano dove Robin Williams vestito da angelo si avvicina al paziente ammalato di cancro pancreatico, reso intrattabile dalla sofferenza, e comincia a snocciolarli un rosario di modi di dire relativi alla morte :
“Morire”, “Spirare” “Trapassare”, “Perire”, “Tirare le cuoia”, “Trattenere il respiro per un tempo incredibilmente lungo”, “Passare a miglior vita”, “Pascolare le verdi praterie”, “Raggiungere il mondo dei più”, “Chiudere gli occhi per sempre”.
E’ il parlare della morte, parlarne non tanto come concetto astratto, come materia di disquisizioni filosofiche o religiose, biologiche o sociali. Parlare seriamente della morte con chi sta morendo o con chi affronta una malattia le cui terapie danno esiti incerti.
Sono dell'idea che molti medici dovrebbero fare riferimento a questo brano perchè gli permetterebbe di ascoltare chi è malato senza farsi troppi problemi, senza lasciasi ferire o devastare dall’esperienza, concreta e quotidiana, di chi ha già scritta in un referto medico la propria data di scadenza…

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[…] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto…

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