Crisi di Governo


'Preincarico': è questo il termine 'nuovo', finora mai comparso nelle dichiarazioni e nei retroscena su questa crisi di governo, che da questa mattina affiora nei discorsi e nei 'capannelli' in Transatlantico e nei corridoi parlamentari limitrofi. Una parola che viene rispolverata dopo dieci anni nei quali è stata tenuta accuratamente sotto naftalina e che si credeva oramai in disuso, affidata all'album dei ricordi politici.
Invece, di 'preincarico' si parla ora in più ambienti politici e parlamentari, come soluzione o almeno come primo tampone alla crisi di governo. La "pausa di riflessione" annunciata ieri sera dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano(nella foto)dovrebbe concludersi con ogni probabilità oggi pomeriggio. Anche se i numeri sulla richiesta di andare subito a elezioni anticipate vanno ora 'aggiornati' alla luce delle ultime dichiarazioni del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, non totalmente in linea con quanto declamato al Quirinale al termine delle consultazioni con il capo dello Stato, andando così a rafforzare il 'partito' del voto subito, resta in piedi l'affidamento di un mandato esplorativo o di un incarico al presidente del Senato Franco Marini o, in subordine, al ministro dell'Interno Giuliano Amato. Ma, ecco la 'novità' del giorno, anche per superare le 'resistenze' del titolare dello scranno più alto di Palazzo Madama, Napolitano potrebbe pensare per la seconda carica dello Stato, appunto, a un 'preincarico', meno 'compromettente' di un incarico ma più forte di una mera esplorazione. Nel ricchissimo dizionario della politica italiana, infatti, il preincarico occupa un posto intermedio fra il mandato esplorativo - affidato per sondare in nome del presidente della Repubblica la possibilità di un successivo incarico- e il diretto incarico a presentare un governo e presentarsi davanti alle Camere.
Il 'preincarico' ha un precedente 'illustre': quello del 13 ottobre 1998, quando l'allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro affido' appunto un preincarico al presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi, con il compito testuale di "verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo, che gli consenta la formazione del Governo; e di riferire al Quirinale nel più breve tempo possibile".
Per la cronaca, la missione non andò in porto, ma dopo il primo tentativo di Prodi, il presidente Scalfaro, proprio sulla scorta di quanto riferitogli dal premier dimissionario e 'preincaricato', affidò un nuovo preincarico al segretario dei Ds Massimo D'Alema, che riuscì a chiudere il cerchio formando il governo, che poi ottenne la maggioranza in Parlamento, evitando le elezioni anticipate.

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