PARLIAMO DI CALCIO


Martedì o Mercoledì di coppa da leoni. Almeno per alcuni. Per Pippo Inzaghi per esempio, che con la doppietta di ieri sera a Donetsk contro lo Shakhtar ha risollevato sé stesso e l’intera squadra. Forse il Milan ha trovato la quadratura del cerchio che cercava in attacco, con Pippo unica vera punta e Kakà e Seedorf appena dietro a coadiuvare la penetrazione in area avversaria. Una trovata tattica – variante dell’oramai famoso “albero di natale” Ma la cronaca della giornata parla anche di allenatori, dopo le dichiarazioni di Marcello Lippi, che abbandonerebbe volentieri la sua nuova attività da opinionista sportivo per tornare in panchina. Che ci sia un futuro per il tecnico campione del mondo in un qualche club blasonato d’Europa? Staremo a vedere. Tornando in casa Milan, continua a tener banco la telenovela Ronaldo. Il fenomeno, sempre preoccupato per il recupero del suo ginocchio, ha avvertito un dolore al polpaccio destro e si è sottoposto a una risonanza magnetica. Ha chiesto quindi maggior pazienza ai suoi tifosi, ma il suo rientro non potrà essere oltre la metà di novembre. E tra muscoli di cristallo che si rompono, ecco spuntare, dalle parti dell’Inter, il nome di Vieira, che acciaccatosi a Mosca contro il Cska attende ora una prognosi. Quanti giorni starà lontano dai campi di gioco? Venendo poi al campionato, è la Juve a candidarsi come l’anti Inter ?. Ranieri, a testa bassa, sta preparando i prossimi incontri, se ne vedranno delle belle!

Parliamo un pò del prestigioso del Venezia

Disco rosso sul Gargano (Manfredonia) per il Venezia, prestazione deludente della formazione di D'Adderio nello stadio in riva al mare.Inutile il gol di Gennari nel confuso assalto finale.
Non è il caso di scomodare Manfredi, principe normanno, che volle questa città dopo il crollo di Siponto. Il suo castello fa ombra allo stadio «Miramare», ma il suo fantasma non ha mai popolato gli incubi dei popolani. Incubi che invece si porta a casa il Venezia, ripensando alle scorribande di Marco Sau, ventenne di civiltà nuragica, che fa andare di traverso la festa comandata a Mei e a tutta la truppa, che forse pensava bastasse la visitina a San Giovanni Rotondo per centrare il risultato.Sicchè il giovane Manfredonia mette nel sacco il Venezia dei vecchi marpioni. Equilibrio statico nel primo tempo - nel senso che succede poco - superiorità pratica dei pugliesi nel secondo tempo, quando il Venezia comincia a sbagliare e trova una squadra puntuale ad infliggere il castigo. Il 2-1 che premia i pugliesi poteva essere più largo, visto che in contropiede la difesa di D’Adderio ha tremato ripetutamente, così come con qualche altro pallone gonfio di speranza buttato in mezzo il Venezia nell’assalto finale avrebbe potuto anche arraffare il punto. Ma la sostanza non cambia, il Venezia ha sbagliato partita, completamente. E se ha perso deve solo ammetterlo, senza aggrapparsi alla baggianata del campo sintetico.Azzardiamo un ragionamento: Venezia di ultratrentenni, vecchi lupi di mare, contro un Manfredonia di ragazzini, squadra dall’età media più giovane di tutta la categoria. E allora, non si poteva speventarli un po’, questi ragazzini, con una maggiore intensità agonistica? Si può chiamarla “cattiveria”, come volete. Ma insomma, far capire che il Venezia ha personalità oltre che qualità tecniche? E invece niente. Tic e toc, un tiro in porta in tutta la partita (punizione di Romondini al 14’) prima del confuso assalto finale, dal quale spunta il gol di Gennari ma per il resto nessun pericolo per Frison, portiere del Manfredonia, che è nato a Mirano proviene dal Treviso. O forse si pensava che gli avversari, fatti gobbi giovedì scorso dal Cittadella (0-6 al Tombolato) fossero già morti? Risposte che il Venezia dovrà dare nelle prossime partite. Il tempo di mandar giù un bianco del Tavoliere e allo stadio subito la notizia: fuori Collauto. D’Adderio dirà poi che si tratta di scelta discussa e concordata con il capitano. Mattielig a destra comunque non dà qualcosa in più. I due punti interrogativi che emergono nel corso della partita difesa e centrocampo. Sau, piccolotto e di passo rapido, va a nozze nel gioco palla-a-terra con Mei. Il duello tra i due cognomi più corti del campionato è impari, il secondo gol è emblematico: Venezia sbilanciato, assist di Cossu, Sau in velocità fulmina Mei che non riesce neanche a tirargli la maglietta, contropiede solitario, mira e gol. Ma il buon Mei che aiuto riceve dai centrocampisti: nessuno. Ci mette la faccia, ma l’o rganizzazione non funziona se ogni pallone è una sofferenza. Quanto a Ezio Brevi e Romondini, è anche vero che loro in due contro i tre del Manfredonia la prendono poche volte, sono risucchiati in un vortice e diventano facilmente saltabili.Romondini e Pirrone, due calci di punizione uniche note fino al 25’. Poi Genchi un gol se lo mangia, sinistro mal incrociato dall’altezza del dischetto, e si va all’intervallo con una gran uscita di Aprea su Romito, bissata da una presa plastica su Cossu. I gol dopo il riposo: al 12’ azione di Romito, palla spizzata in mezzo e Genchi (che l’anno scorso faceva coppia con Antenucci al Giulianova) fa l’1-0. Al 25’ Sau vola per 40 metri e fulmina Aprea in solitudine, mentre al 39’ Gennari devia di testa il cross di Pesoli per il 2-1 dell’illusione. Finisce in trionfo per i tifosi del Manfredonia, che in un dialetto con poche vocali e tanto cuore festeggiano il successo sul prestigioso Venezia.

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